“Dazed and Confused” (1993) di Richard Linklater parla dell’ultimo giorno di scuola dell’anno 1976 in un liceo americano in Texas. Gli studenti più grandi terrorizzano le matricole a suon di sculacciate e piccole torture. Poi nella nottata si ritroveranno tutti a un party nel bosco dove tra birre, spinelli e amori che nascono le matricole verranno “adottate” dai più anziani. “Dazed and Confused” non è uno dei tanti film sulle scuole americane, non è né un teen movie né un film alla American Graffiti: non c’è nostalgia per la presunta innocenza (della gioventù, degli Stati Uniti?), ma ci sono spinelli, birre e un po’ di sesso…tutto qui. E non è poco ve lo assicuro. Non è un film patinato come quello di Lucas, ma un film incentrato sugli attori, sui personaggi, tutti fantasticamente caratterizzati. Senza disillusione, e sempre in mezzo alle feste e al rintontimento, i temi trattati sono molti: gli amori platonici e non, gli anni ’70 (sono peggio dei ’60 ok, ma gli ’80 non potranno essere ancora peggiori…dicono a un certo punto
), il rigetto per la cultura adulta e ordinaria, e così via. Quentin Tarantino forse esagera a considerare questo film tra i 12 migliori della storia del cinema, però è davvero valido. Questo Richard Linklater è un regista con le palle, è il secondo suo film che vedo (il primo è stato “A Scanner Darkly”, a mio parere il miglior adattamento cinematografico di un’opera di P.K. Dick): vedo che questa settimana è uscito “Fast Food Nation”, sempre di Linklater…mi sa che andrò a vederlo! Una citazione divertente da “Dazed and Confused”: “Okay ragazzi, un’altra cosa ancora, quest’estate quando starete per sommergere con tutto questo “Bicentenario Americano del Quattro Luglio” bla bla bla…, non dimenticate cos’è che state celebrando, cioè il fatto che un mucchio di schiavisti, aristocratici, uomini bianchi non vollero pagare le tasse.”





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