Addio J. G. Ballard

ballardOrrore biomorfo. Facendo una sforzo, il dottor Nathan distolse lo sguardo da Catherine Austin che, stuzzicandosi le unghie, era arrivata alla carne viva. Non era sicuro che lei lo stesse ascoltando, ma continuò: “Il problema di Travers è come venire a patti con la violenza che lo perse­guita da sempre… non voglio dire tanto, o solo, la violen­za degli incidenti e dei lutti, o gli orrori della guerra: no, proprio l’orrore biomorfo che è insito nei nostri stessi cor­pi, la spaventosa geometria delle posizioni che assumia­mo. Adesso Travers ha capito che il vero significato di que­sti atti di violenza sta altrove, sta in quello che si potreb­be definire `la morte dell’affetto’. Pensiamo a tutti i nostri piaceri più intimi e più reali: li proviamo nell’eccitazione del dolore e della mutilazione, nel sesso, quando si presenta come il letto di coltura di un pus sterile, e diventa l’arena ideale per tutte le veroniche delle nostre perversio­ni, nel voyeurismo e nello schifo di se stessi, nella libertà morale che abbiamo di seguire le nostre psicopatologie come un gioco, e nel nostro crescente potere di astrazione. Ciò di cui i nostri figli devono aver paura non sono le au­tomobili sulle strade del domani, ma il piacere che pro­viamo nel calcolare i parametri più eleganti della loro morte. La sola via che ci è data per entrare in contatto gli uni con gli altri è la concettualizzazione. La violenza è la concettualizzazione del dolore. Analogamente la psicopatologia è il sistema concettuale del sesso”.

(La mostra delle atrocità, J. G. Ballard, 1930-2009)

2 Risposte a “Addio J. G. Ballard”


  1. Icona Gravatar 1 giulio

    Lo spazio che l’astronauta deve conquistare è lo spazio interiore.
    Anche se le sue ultime prove non erano all’altezza è forse uno degli scrittori che ci ha cambiato la vita, eh Robè?

  2. Icona Gravatar 2 Roberto

    La mostra delle atrocità è probabilmente il libro che mi ha illuminato e influenzato più di ogni altro nella visione della vita.

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