Abbandonato momentaneamente l’Uomo Ragno, il regista Sam “Evil Dead” Raimi torna finalmente al classico horror-ironico che lo aveva lanciato. Questa volta, in “Drag me to Hell”, affronta il tema della crisi economica e in particolare del suo antefatto: i mutui subprime. Christine lavora per una banca e, per fare impressione sul capo che le promette una promozione, si rifiuta di estendere un prestito per pagare un’ipoteca a un’anziana gitana. Purtroppo le è capitata la vecchina sbagliata, dato che questa è una strega che la sera stessa dopo averla aggredita nel parecheggio (siamo in un film di Raimi, aggredire vuol dire smazzolare) le lancia una maledizione. La povera Christine si trova così braccata dal potente demone “Lamia” che non esita, in più occasioni, a malmenarla per bene (siamo in un film di Sam Raimi, i demoni danno cartoni niente male). Con l’aiuto di un medium, Christine cercherà di liberarsi del demone prima che questo, il terzo giorno, la trascini all’Inferno. Purtroppo i vari tentativi, tra cui una seduta spiritica e il sacrificio del suo gatto, saranno vani. In particolare del gatto morto della vegetariana Christine il potentissimo demone, come fa lui stesso notare, non sa che farsene (e in questo io lo capisco pienamente, se fossi un demone onnipotente non saprei proprio cosa farci con un gatto morto). L’unica soluzione è gettare la maledizione su qualcun’altro. La “corretta e buona” Christine dovrà così trovare qualcuno a cui appioppare la sua antipatica maledizione…
Il tema principale del film è quello dell’assunzione di responsabilità: Christine è una ragazza carina, buona e vegetariana (perché ama gli animali). Tuttavia, per migliorare la sua condizione economica, non esita a lasciare sulla strada una povera vecchina e a uccidere in modo atroce il suo tenero gattino per liberarsi di un demone. E’ facile essere buoni senza mettersi alla prova e senza mettere niente di proprio in gioco. Christine ripete per tutto il film che a prendere la casa alla vecchia è stata la banca, la volontà del suo capo e che lei è solo l’ultima, incolpevole, ruota del carro, cercando in questo modo di giustificare le sue azioni. Tuttavia, come lei stessa alla fine riconoscerà, ognuno di noi può fare delle scelte e che, se avesse voluto, avrebbe potuto, mettendo a rischio la sua promozione, estendere il prestito alla zingara. Troppo tardi ormai per riconoscere i propri errori, la povera strega è morta e almeno nel mondo idilliaco e giusto dell’horror si paga per le proprie azioni: ci sono demoni pronti a fare giustizia e a trascinare certa gentaglia all’Inferno.





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